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Vi inquieta l’uso della mascherina? Vi fa paura sedervi accanto ad uno che la indossa? E se di fianco a voi ci fosse l’antagonista di Venerdì 13? Vi farebbe più paura? Non è uno scherzo: è successo davvero in un video divertente firmato Ogilvy Health,  con l’obiettivo di sensibilizzare New York ad indossare la mascherina chirurgica per combattere la diffusione di COVID-19. Il video è stato lanciato quando il governatore di New York Andrew Cuomo ha annunciato che la Western New York aveva ottenuto l’autorizzazione medica per entrare nella fase 4 della sua riapertura. Un momento delicato, in cui la voglia di un ritorno alla “normalità” doveva necessariamente venire temperata dal buon senso e da azioni di dovere civico in grado di mantenere sotto controllo l’epidemia. E indossare la mascherina è la prima di queste azioni.  

Un messaggio che in fondo è valido ovunque, ancora oggi. L’estate sta finendo, ma COVID-19 è ancora qui. Indossare la mascherina è un modo semplice e veloce per proteggere sé stessi e gli altri, cercando di contenere la diffusione del virus. Se in alcuni Paesi lo stato di emergenza è cessato, in altri la diffusione del virus è davvero preoccupante. Tra questi Paesi c’è il Nord America, dove l’uso della mascherina non è ancora stato adottato dai più. Molti newyorkesi ancora non la indossano, soprattutto i giovani che si sentono invincibili al virus. Come far sì che prestino attenzione a questo messaggio che salva la vita? A rispondere in modo geniale è stata l’agenzia Ogilvy Health, in collaborazione con The Chimney Group. Ecco il video che hanno realizzato: 

Il principio alla base del progetto è semplice: se il popolo non ascolta i suoi rappresentanti, forse ascolterà Jason Voorhees (icona horror protagonista della saga di Venerdì 13). Nel geniale video, Jason se ne va a spasso ovunque ma la gente fa di tutto per evitare di passare accanto a uno dei più famosi killer di film slasher di sempre.  

Il visual dura circa un minuto e vede l’antagonista vivere la quotidianità di un contesto cittadino – cercare di chiamare un taxi, prendere la metropolitana, passeggiare nel parco – e toccare con mano il suo desiderio di essere una persona “normale”. “La maschera mette la gente a disagio”, dice in una voce fuori campo. “Vorrei che la gente potesse vedermi per quello che sono… Lo so, tutta la storia della motosega, il bosco, il fatto di avvicinarsi di soppiatto alle persone – lo capisco. Non ho la reputazione migliore “. La scena si conclude con una bambina che porge a Voorhees una mascherina chirurgica, che lui indossa sopra la sua maschera iconica da serial killer. E continua: “Ma il fatto è che dietro la maschera sono un ragazzo normale. Non sono affatto spaventoso. Ho un gatto”.  

Ma perché un video del genere può funzionare? Per prima cosa, la combinazione di registro stilistico e mezzo di comunicazione. L’utilizzo del sarcasmo e del digitale rende il messaggio più d’impatto e virale. Lo stesso messaggio trasmesso sui giornali o in televisione probabilmente non avrebbe avuto lo stesso risultato.  

Il secondo, è il “twist” del messaggio: di primo acchito, il filmato porta a supporre che le persone siano spaventate dal protagonista per la sua reputazione di noto assassino, ma il video ci vuole anche comunicare che la sua tipica maschera da hockey non sia abbastanza sicura da rallentare la diffusione di COVID-19! Il gesto della bambina sul finale fa capire al pubblico che il motivo per cui la gente evitava Jason non era la sua fama di serial killer, ma il fatto che non indossasse la “maschera” giusta (da notare che in inglese il termine “mask” indica sia la maschera in generale, come quella di Halloween o Carnevale, sia la mascherina chirurgica) 

Il messaggio veicolato è chiaro: chi non indossa la mascherina chirurgica rappresenta un potenziale pericolo. Anche se in fondo è una persona come noi, con un gatto che lo aspetta a casa e un forte bisogno di incontrarsi con degli amici.  

Perché la comunicazione in questo video è efficace e d’impatto? L’utilizzo dell’icona pop americana mascherata per eccellenza rende il messaggio subito più vicino alle persone e alla loro cultura, la narrazione non si focalizza sul “fare paura” ma fa sorridere, spiazza: ed è questo che coinvolge e fa riflettere. Ancora una volta il merito del successo è da attribuire alla combo potenza del digitale + sarcasmo.  

Il tutto in un video di semplice realizzazione e costi contenuti.  

Che ve ne pare? Vi piacerebbe veder realizzato qualcosa del genere nella vostra città?