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Mettere in sfida Youtube vs TikTok è quasi doveroso, visti i recenti sviluppi delle piattaforme e la rincorsa delle Big Company verso un tipo di contenuto che fino a qualche anno fa era in uso da pochissimi creators: i video.  

Probabilmente l’emergenza sanitaria degli ultimi mesi ha avuto un ruolo non indifferente in questa inversione di rotta: nel 2020 infatti, Youtube ha totalizzato 2 miliardi di utenti mensili registrati, proprio perché i video sono stati in grado di sostituire eventi e attività che normalmente si svolgevano in presenza (chi di voi non hai mai provato ad allenarsi in casa davanti ad un video su Youtube durante il lockdown?) 

Ma anche TikTok non è stato da meno: siamo solo nei primi mesi del 2020 e l’App ha già registrato l’incredibile record di 350 milioni di download. Mai prima d’ora un’app era stata in grado di generare queste cifre in soli 4 mesi.  

YouTube è quindi lo sfidante veterano, il campione da battere da oltre 15 anni e TikTok, è il debuttante di talento che gli sta dando filo da torcere. Come confrontare queste piattaforme video? Davvero ce n’è una migliore dell’altra?  

Intento di ricerca vs esplorazione 

Sia TikTok che Youtube hanno scelto di consentire a chiunque di fruire praticamente di ogni contenuto che desiderano vedere, solo in modi completamente diversi.  

L’arma segreta di TikTok sta nel suo algoritmo, che si gioca tutto nella sezione “Per te”: un flusso di video scelti in base agli interessi dell’utente, mostrando solo contenuti e creators che possono suscitare il suo interesse. Appena installata l’App, infatti, TikTok chiderà all’utente cosa gli piace, quali sono i suoi interessi e cosa gli piacerebbe ritrovare all’interno del feed. Appena l’utente comincia a scorrere i video ed a interagire con essi (con “cuori”, commenti, condivisioni, giusto per citare alcuni esempi di interazioni), l’algoritmo comprenderà cosa effettivamente riscuote maggior successo e seguirà proponendoglielo. L’utente che usa TikTok, quindi, apre l’App senza un “intento di ricerca” ben preciso, quanto piuttosto con la voglia di “esplorare”, consapevole di trovare qualcosa che in un modo o in un altro catturerà la sua attenzione. L’aspetto interessante di questa piattaforma è l’emozione che suscita a chi la utilizza: “l’effetto sorpresa” che non ha sorprese, che incuriosisce ma non spaventa, che richiede tempo ma non fa perdere tempo. Il fatto di non avere mai la certezza di cosa il “Per te” hai in serbo, è forse l’arma più grande in mano alla piattaforma.   

Youtube invece, soddisfa un desiderio diverso: l’ansia della ricerca seguito dall’appagamento nel trovare esattamente ciò che si stava cercando. Youtube, infatti, è il secondo motore di ricerca più grande al mondo e proprio per questo motivo, moltissime aziende decidono di inserirlo all’interno della propria strategia digitale. Inoltre, la piattaforma dà uno strumento essenziale legato alla promozione di prodotti o servizi: la possibilità di incorporare i propri video anche su altre piattaforme, aumentando così il valore e la “vita” del contenuto stesso, che assume così una valenza sempre nuova ad ogni condivisione.  

(Video) Content is the King: semplicità vs professionalità   

TikTok è stato in grado di stupire per il suo rapidissimo successo, in prima istanza, soprattutto tra i giovanissimi. Ed è stato proprio il target di riferimento a fare la differenza. Rispetto a Youtube infatti, la piattaforma permette di realizzare dei video tecnicamente “complessi” in modo semplicissimo, attraverso l’uso di strumenti di facile utilizzo, anche per chi non ha mai montato in video in vita sua: sovrapposizione delle voci, montaggio delle clip, aggiunta di filtri ed effetti speciali, sono diventate operazioni facili e veloci da realizzare. Inoltre, contrariamente a Youtube, è possibile utilizzare migliaia di brani diversi senza il rischio, per il creator, di violare il copyright: lo scopo di TikTok è infatti quello della simulazione, spingendo gli utenti a replicare qualcosa fatto da altri (come, ad esempio, le famose challenge) utilizzando gli stessi brani o l’audio originale del video. Con TikTok tutto diventa molto più semplice e a portata di chiunque abbia voglia di mettersi in gioco.  

E lo sa bene anche Youtube, che qualche mese fa ha dato il via ufficiale alla sua rincorsa verso TikTok, introducendo Youtube Shorts, quasi un clone del feed “Per Te”. Diciamo “quasi” perché manca proprio la componente che rende l’ex Musical.ly così attraente per ogni tipo di utente: la semplicità nella realizzazione dei contenuti. Con TikTok basta uno smartphone, una buona illuminazione (anche naturale), tanta fantasia e il gioco è fatto. Con Youtube Shorts invece non è (ancora) possibile creare video direttamente dall’App. Ma va bene così, perché il suo scopo è proprio promuovere contenuti “professionali”, strutturati, con un life cycle piuttosto lungo e un valore di produzione più elevato: gli Youtubers di maggior successo, infatti, utilizzano attrezzature professionali, una reflex, luci da studio fotografico, microfoni, software complessi per il montaggio video. Nulla a che vedere con l’approccio “semplicistico” di TikTok.  

La corsa per attirare l’attenzione degli utenti 

Questa è una delle sfide più grandi, e non solo per le due piattaforme in questione: uno degli obiettivi di un brand è proprio quello di fermare lo scrolling dell’utente, coinvolgerlo e far sì che si ricordi di noi.  

Con l’avvento di TikTok, la sfida sembrava ancora più complessa: come rimanere impressi nella mente dell’utente in soli 60 secondi? Questo, unito ad un target inizialmente molto giovane (16-24) ha fatto esitare aziende e marketers in un primo momento, scettici che l’effort impiegato in questo canale potesse non portare i risultati sperati.  

Nel giro di pochi mesi però, TikTok si evolve: il target diventa più variegato e da 60 secondi si è passati a ben 3 minuti di lunghezza massima dei video (in fase di test anche lunghezze maggiori). Vengono introdotte le Stories e possibilità di monetizzazione sponsorizzazione, pur quest’ultimi non così sofisticati come quelli di altre piattaforme.  

Youtube per contro, ha pochi limiti in questo senso: favorisce i video molto lunghi e ciò significa che, come brand, si hanno maggiori possibilità di fornire contenuti promozionali e mostrare i prodotti in azione, anche integrando ad esempio una campagna di influencer marketing. Qui non è necessario attirare l’attenzione (perché è l’utente a cercarci), quanto a mantenerla e a farci trovare: esattamente come su Google, è necessario lavorare su ciò che il nostro utente sta cercando e una volta approdato sul nostro video, far sì che ci rimanga e non “rimbalzi” alla ricerca di altro. La sponsorizzazione si basa sui meccanismi ben rodati di Google e per questo è, ad oggi, una delle pubblicità potenzialmente più performanti e più richieste, specie dai grandi brand.  

Una guerra senza vincitori (per il momento) 

Come abbiamo visto, i punti in comune tra le due piattaforme sembrano pochissimi. Ma è innegabile notare una rincorsa reciproca: TikTok aspira a prendersi ciò che di interessante offre Youtube e viceversa. Per questo motivo, allo stato attuale, incoronare un vincitore sarebbe assai rischioso: seppur intente a copiarsi e a sbriciare le mosse dell’altro, le due piattaforme soddisfano ancora due intenti completamente differenti e ancora nessuna delle due è stata in grado di sovrapporle perfettamente.  

Scegliere chi tra TikTok Youtube sia il migliore per il proprio business online è possibile stabilirlo solo dopo un’attenta analisi del brand, del prodotto offerto e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Allo stato attuale si potrebbe anche optare per una strategia che comprenda entrambe le piattaforme, sfruttandone le differenti potenzialità.  

Non esiste una piattaforma che sia migliore dell’altra, semplicemente – se necessario – occorre scegliere quella che, per le sue caratteristiche pecuniarie, permette di comunicare adeguatamente con il target di riferimento e soddisfare le sue esigenze.