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Nel mondo del digital marketing sempre più spesso aziende e marketer si interrogano sui possibili utilizzi del newsjacking marketing. Per onestà verso i nostri clienti, saremo una voce fuori dal coro dicendo chiaro e tondo che ancora più del real time marketing il newsjacking va usato con estrema cautela poiché non è adatto per tutti.

L’omnicanalità a cui siamo sempre più abituati ci porta a pensare che tutti debbano avere un’opinione su ciò che accade nel mondo. Se ciò è vero da un punto di vista sociologico non è assolutamente così da un punto di vista commerciale. E bisogna dirlo una volta per tutte.

Innanzi tutto, proviamo a darne una definizione. Con newsjacking si fa riferimento all’attività di collegare il proprio brand o la propria azienda ad un fatto o a una notizia che stanno generando un flusso di conversazioni on line. Possiamo considerarlo a buon merito una declinazione del real time marketing.

Questo può dare grande visibilità al brand: se va bene, il newsjacking crea un ritorno estremamente positivo dando un boost alla brand awareness. In caso contrario, però, si rivela un boomerang negativo, finanche deleterio. Senza contare che per essere ben fatto necessita di alcune attenzioni particolari.

Per sfruttare il newsjacking marketing, infatti, occorre presidiare i social media attraverso un’attenta sentiment analysis per scoprire in nuce notizie ed eventi o discussioni e dibattiti, relativi ai più svariati argomenti, che potrebbero diventare virali.

Inoltre, non bisogna solo essere al passo con le news, ma bisogna anche analizzare a freddo i pro e i contro di una campagna di newsjacking in relazione al proprio brand. L’errore è dietro l’angolo e considerando che i social (o meglio gli utenti) non perdonano, il rischio di commettere una leggerezza è troppo alto.

Newsjacking e sentiment analysis: contenuti in linea con la propria strategia

Da un punto di visto prettamente operativo il newsjacking consiste nell’inserirsi in un determinato trend poco prima che diventi virale e anzi collaborare alla sua viralità attraverso l’engagement del proprio target. Proprio per questo è fondamentale che l’argomento sia coerente rispetto ai contenuti social e non percepito come un unicum che finirebbe per ottenere un effetto distorcente.

A differenza del real time marketing che spesso si esaurisce in una gara on line fra creativi, il concetto di newsjacking stuzzica la curiosità di giornalisti e opinion leader che possono da questo avere un traino positivo. Molto spesso, infatti, queste campagne vengono riprese dai media e dagli organi di stampa.

Il vortice velocissimo che si crea attorno alla news ha, infatti, un duplice obbiettivo: da una parte attira il traffico on line verso chi sta parlando di quell’argomento e dall’altro funge da megafono per la notizia stessa.

Una volta che la notizia (o il fatto) ha preso il largo, infatti, i media e i giornalisti se ne impossessano e ne accrescono le condivisioni. Ma seguendo a ritroso il filo conduttore che lega attraverso gli hashtag tutti i contributi alla discussione, si ritrova chi per primo si è esposto. A patto che abbia creato un contenuto di qualità. Un post spiritoso, una riflessione intelligente, qualcosa di immediato e potente

Perché sempre al punto di partenza torniamo: alla nostra strategia di digital marketing che non può prescindere da quella di content marketing, che faccia emergere identità e missione, possibilmente con uno storytelling che si faccia ricordare in chiave emozionale e positiva.

Oreo: i campioni del newsjacking

Il discorso diventa più chiaro riportando qui i due esempi, a nostro parere i più famosi, che coinvolgono Oreo. Il brand di biscotti americano ci mostra quanto la creatività e il tempismo valgano più di un badget a molti zeri.

La prima volta fu in occasione del Super Bowl 2013, quando improvvisamente un black-out lasciò tutti al buio per oltre mezz’ora. In pochissimi minuti Oreo postò su twitter una foto con una riga di copy. “Senza Luce? Nessun problema” con il copy che idealmente continuava sul visual che mostrava un biscotto, in parte fuori campo, “Potete ancora inzuppare al buio”.

Una battuta che, anche nella cultura anglosassone, fa sorridere: un filo spinta certo, ma non volgare. Un vero successo! Nel giro di pochi minuti quel twett diventò super virale con migliaia di retweet e risposte che hanno decretato gli Oreo veri vincitori del Superbowl 2013!

Ma non è l’unico caso in cui i biscotti Oreo divennero trend topic. Verso la fine del 2019 sui social media gli utenti americani tornarono a dibattere della possibile ripresa di attività aliene nell’Area 51.

Oreo reagì alla notizia inserendosi nel flusso di conversazioni su twitter con una domanda del tutto innocua (e l’hashtag giusto!). “Quali sapori pensate che stiano nascondendo nell’Area 51?”. Una riga di testo, pochi caratteri, nessuna immagine o video costosi e time consuming per il badget aziendale.

Quel tweet ha generato un flusso di conversazioni a cui hanno risposto tantissimi utenti ma anche altri brand e personalità di spicco. Con estrema facilità, la strategia virò presto a parlare dei gusti preferiti dai consumatori fra quelli dei biscotti Oreo (di cui negli Stati Uniti vengono commercializzate svariate edizioni speciali).

Come si evince da questi due esempi, molto più del badget può la creatività unita al tempismo! Per questo è fondamentale affidarsi a dei professionisti che sapranno analizzare la vostra brand identity, valutando l’opportunità o meno di inserire il newsjacking in una strategia più ampia di content marketing.