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Clubhouse, il nuovo social audio sbarcato in Europa qualche settimana fa, ha scatenato una vera e propria rivoluzione per appassionati e digital marketers. Una vera e propria sfida al podcast, lanciata nel 2020 da due imprenditori americani. Ma cos’è Clubhouse? Che conseguenze possiamo aspettarci per il futuro del podcasting?

Cos’é Clubhouse?

Clubhouse è un nuovo social network basato esclusivamente sull’audio. Gli utenti possono ascoltare conversazioni, interviste e prendere parte a dei webinar su numerosi argomenti: è come sintonizzarsi su un podcast ma dal vivo e con un ulteriore livello di esclusività.

A Clubhouse infatti si accede solo su invito. Non basta semplicemente scaricare l’app e creare un account. Proprio come un club esclusivo, si diventa membri solo dopo essere stati invitati da un account già presente sulla piattaforma. Inoltre l’applicazione è, nel momento in cui scriviamo, disponibile esclusivamente per i possessori di iPhone e iPad. Gli utenti android rimarranno ancora a bocca asciutta per un tempo indefinito.

Il fatto che Clubhouse sia accessibile solo su invito e solo per utenti con sistema operativo iOS giustifica probabilmente l’impatto notevole sul mondo social. L’elitarismo del mondo reale si impone di prepotenza anche nel virtuale, scatenando una vera e propria caccia all’invito: nei primi giorni dopo il lancio infatti, non era raro scorgere in giro per il web annunci di vendita di inviti, con prezzi che arrivavano fino a 30 euro.

Come funziona il nuovo social audio

Come dicevamo, iscriversi è abbastanza semplice: un utente già esistente su Clubhouse deve inviare un invito tramite l’App che permetta l’accesso per la creazione dell’account. Una volta invitato, l’utente riceve un link sul proprio numero di telefono che indirizzerà direttamente alla pagina di iscrizione. Tuttavia, gli inviti a disposizione di un utente già iscritto sono limitati a due, almeno all’inizio.

Dopo essere stati invitati e aver creato un account, bisogna selezionare gli argomenti di interesse, tra cui marketing, libri o salute. Selezionare accuratamente i propri interessi infatti, permette all’App di consigliare le “rooms” (ossia le stanze) più interessanti e in linea con i contenuti che l’utente desidera approfondire. Le rooms o stanze funzionano proprio come una chiamata, con pochi speaker e un pubblico che ascolta. E proprio come una semplice telefonata, una volta che la conversazione è terminata, la stanza viene chiusa.

A differenza di Twitch però – dove i video in streaming dal vivo vengono registrati e rimangono a disposizione degli utenti – gli audio delle rooms su Clubhouse vengono immediatamente cancellati una volta che la stanza è stata chiusa. L’App non permette nemmeno di avviare la registrazione dello schermo utilizzando la funzione presente sullo smartphone.

Un’alternativa ai podcast?

La semplicità d’uso di questo nuovo social è probabilmente un’altra caratteristica allettante. Si basa sul meccanismo della telefonata, ma invece di chiamare un numero, l’App permette di vedere quali conversazioni sono in corso in quel momento e, quando si trova qualcosa di interessante, basta un clic per essere coinvolti nel dibattito. Se si desidera intervenire basta “alzare la mano” e il moderatore decide se portare sul palco l’utente e dargli la parola.

Il meccanismo di base è proprio quello che ci aspetta da una piattaforma social. L’utente ha un profilo con la possibilità di avere dei follower, di seguire altri utenti e di creare una stanza invitando gli amici ad unirsi. Ciò che stupisce è proprio la natura solo audio del social: nessuna room privata, niente immagini o GIF, nemmeno la possibilità di inviare emoticon mentre qualcuno parla per esprimere il proprio sostegno o disapprovazione. Tutte le comunicazioni su Clubhouse sono esclusivamente audio. Ed è ciò che incuriosisce i podcaster.

Ecco quindi le risposte alle domande più frequenti che un podcaster potrebbe porsi all’alba dell’era del social audio.

Clubhouse è il futuro del podcasting?

Probabilmente no. Potremmo certamente dire che sarà presente nel futuro del podcasting. Sarebbe confortante pensare che al podcast come uno strumento statico e già perfetto, ma non è così: l’evoluzione non è determinata solo dall’avvento dell’audio social e probabilmente si tratta di due canali che cresceranno nel tempo assumendo ognuno peculiarità specifiche.

Clubhouse come canale di podcast marketing?

Chi fa podcasting è decisamente incline a distribuire i propri contenuti audio su ogni canale disponibile. Ma non sempre si tratta di una scelta corretta, dal momento che non tutte le piattaforme si prestano alla condivisione di questo tipo di contenuto. Ne è un esempio Youtube. Di conseguenza, anche se è tecnicamente possibile veicolare i propri audio su Clubhouse, non è una pratica consigliata: il podcasting è una comunicazione unidirezionale, mancante della componente sociale. Caratteristiche queste, che lo rendono poco interessante agli occhi ( o forse dovremmo dire alle orecchie) dell’utente Clubhouse.

È la fine del podcasting?

I video non hanno decretato la fine della radio. Le persone continuano ad ascoltare la musica con le cuffie e questo rimane il modo con cui la maggior parte degli utenti preferisce fruire i contenuti musicali. Neanche l’avvento dei podcast è riuscito a scalfire la comunicazione radiofonica come si temeva inizialmente. E Twitter non ha eliminato le testate giornalistiche. Si tratta di evoluzioni parallele.

Possiamo quindi affermare che Clubhouse non è la fine del podcasting. C’è una differenza sostanziale tra i due: il tempo. Mentre l’utente può ascoltare un podcast dove e quante volte desidera, prendere parte ad un room su Clubhouse richiede l’impegno di essere presente proprio in quella stanza in quel preciso momento. Altrimenti l’occasione è andata perduta.

Come podcaster, conviene investire il proprio tempo per costruire il proprio brand su Clubhouse?

Fare podcasting è molto dispendioso in termini di tempo. Investire su una piattaforma appena nata ( e della quale non ne conosciamo con certezza gli sviluppi futuri) potrebbe rivelarsi controproducente. Siamo convinti però, che il social audio non sia una moda passeggera e che Clubhouse resterà ancora per un molto il player principale. Quindi, il consiglio migliore è provarci. A patto che non manchi la flessibilità agli inevitabili cambiamenti della piattaforma.

Che ne pensate delle novità introdotte da Clubhouse? Lo avete già provato?